A tu per tu con Tatiana Sabina Meloni
A tu per tu con Tatiana Sabina Meloni

A tu per tu con Tatiana Sabina Meloni

Anche questo mese è arrivato il momento dell’intervista con un editor professionista. Il nostro modo per illustrare modalità e dinamiche proprie del mondo editoriale viste dall’interno.

Diamo il benvenuto a Tatiana Sabina Meloni, autrice, editor e anche editrice. Classe 1985, nasce a Genova il giorno di Ognissanti, ma di santo non ha proprio niente. Molla l’università di Lettere Moderne al secondo anno e inizia a lavorare e studiare in ambito editoriale, diventando editor e grafica freelance. Esordisce come autrice nel 2015 con lo pseudonimo T.S. Mellony e pubblica diversi racconti contenuti nelle antologie Nero Press Edizioni e altri in raccolte a scopo benefico. Il 1° aprile 2019 (e non è un pesce) pubblica, sempre per Nero Press Edizioni, The Excape Game, la sua prima monografia horror firmata con il suo nome. Il 25 aprile 2020 pubblica in self-publishing Nero – Storie d’amore, di morte e di altre sciocchezze, una raccolta di tutti i suoi racconti già editi. Nel 2021 traduce e pubblica La porta aperta, di Charlotte Riddell, sotto il marchio indipendente Veleno Edizioni, e ridà alle stampe il classico italiano Leggende diaboliche della storia italiana, di Carlo A-Valle. Nell’ottobre 2022 pubblica, sempre per Nero Press Edizioni, Il santo e il mostro, un racconto lungo noir.

Ciao Tatiana e grazie di aver accettato il nostro invito e di portare la tua testimonianza.

La prima domanda diretta che ti rivolgiamo è una definizione breve dell’editing. Cosa è per te l’editing?

L’editing è la revisione contenutistica e formale del testo, atta a rendere l’opera più scorrevole e correggerne gli errori. Per me, è ciò che impreziosisce il testo. Immaginate il vostro romanzo come un diamante grezzo, prima, e un bel brillante luminoso e sfaccettato, poi. È questo lo scopo dell’editing: rendere lo scritto ancora più prezioso.

In ambito editoriale, oltre alla figura dell’editor, sei anche un’autrice e inoltre hai sperimentato la realtà di essere editrice. Di questi tre ruoli quale senti più tuo, quello che ti rappresenta di più?

Questa è una domanda molto difficile. Mi sento in bilico, capisci? Come i funamboli. Nasco come autrice e credo sia il ruolo che meglio si adatta alla mia persona, soprattutto per una questione di gestione emozionale. Se scrivo, sono nel mio mondo e posso dire e fare tutto quello che voglio. Un discorso che, forse, abbiamo sentito troppo spesso. Tuttavia, l’editor è una veste in cui mi sento a mio agio. Amo scoprire nuove storie e nuovi autori, ma soprattutto adoro vederli soddisfatti della collaborazione e del risultato finale. È una gioia pura, sincera, che mi ripaga di tanti sacrifici.

Qual è secondo te la qualità migliore che un editor deve possedere?

Potremmo parlare per ore delle conoscenze tecniche che la figura di un editor deve possedere, ma credo che valgano il giusto se non c’è di mezzo la psicologia. Secondo me, l’editor deve empatizzare col testo e con l’autore, capirne l’espressione, la forma mentis, la finalità narrativa. L’editor non deve inscatolare i testi in regole ferree, ma deve adattare le regole al testo e all’autore. Non è sempre facile, ma non è mai impossibile.

C’è una difficoltà che ti capita di riscontrare con più frequenza nei testi che ti vengono sottoposti?

Al di là di qualche mancanza tecnica ricorrente (abuso di avverbi di modo, ripetizioni ecc…), il problema più grande in cui mi imbatto sono i dialoghi. Non facciamo gli ipocriti: il discorso diretto è l’elemento più difficile da rendere su carta, in quanto deve risultare vero, reale. Spesso, però, incappo in dialoghi che sembrano usciti da una sceneggiatura e non da un romanzo, carichi quindi di infodump (nel cinema si utilizzano molto) o, addirittura, in un pesantissimo “doppiaggese”, ben lontano dall’italiano parlato. Faccio un appello agli autori, quindi: non riproducete i dialoghi che sentite nei film all’interno di un romanzo. Cinema e narrativa sono due mondi separati e ciò che funziona in uno può non funzionare nell’altro.

In parte ci hai già risposto con la terza domanda, ma quale competenza pensi che sia necessaria in questo mestiere al di fuori della sfera prettamente tecnica? Anche io mi trovo ad essere spesso più psicologo che editor.

Non posso che sorridere infatti. Amplio la risposta dicendo che indubbiamente un editor deve essere anche psicologo. Soprattutto, deve essere un po’ un maestro zen. Sviluppare una pazienza inossidabile e un tenacia di acciaio temprato.

Ti è mai capitato di pensare di mollare tutto e dedicarti ad altro, qualcosa di stabile? Dato che questo è un lavoro che vive di alti e bassi. In pochi lo capiscono, ma la precarietà è spesso compagna di questo mestiere.

Non nego di aver preso in considerazione l’idea, qualche anno fa, di cercare un impiego stabile e dedicarmi soltanto alla scrittura nel tempo libero. Poi, però, ho ripensato anche a quando lavoravo come dipendente e mi sono chiesta: «Ero felice?». Mi sono risposta di no. Nonostante la precarietà intrinseca nel nostro mestiere, adesso, invece, lo sono. Amo il mio lavoro e preferisco fare qualche sacrificio sul piano economico piuttosto che vivere da infelice.

La più grande gioia che hai provato come editor?

Una lettera (sì, cartacea, come ai bei vecchi tempi) da parte di un autore. Quelle parole – “Mi serve un editor in gamba, mi servi tu!” – mi hanno fatto toccare il cielo con un dito.

La nostra domanda classica. Un aggettivo che definisca il tuo lavoro.

Certosino. In un paese in cui, iperbolizzando, sono più gli autori dei lettori, il testo definitivo deve risultare pressoché perfetto per spiccare in mezzo alle montagne di opere proposte a editori e agenti. E per avere un testo perfetto si deve lavorare di fino.

Consideri questo un mestiere più tecnico o istintivo?

Senza dubbio più tecnico, ma sono convinta che l’istinto non vada mai imbavagliato. Al contrario, bisognerebbe imparare a dargli il giusto rilievo, senza però fargli prendere il sopravvento.

Grazie Tatiana di aver risposto a tutte queste domande, ti lasciamo con una nostra classica domanda di chiusura: se potessi modificare un solo fattore del mercato editoriale, che cosa cambieresti?

Se avessi la bacchetta magica, vorrei che sul mercato editoriale (ma anche in ogni altro campo lavorativo e artistico) vigesse maggior meritocrazia. Ho avuto modo di leggere (e spesso editare) molti romanzi di qualità, scritti bene e con ottimi messaggi da veicolare al pubblico, che però non sono mai riusciti a superare lo scoglio della piccola (o piccolissima) editoria. Ecco, vorrei che gli autori meritevoli potessero andare oltre ed essere valutati per le loro capacità reali, non per la popolarità che possiedono su un social, per una carica ricoperta o per le amicizie che annoverano.
Grazie a te, Gabriele, e a voi di Lessico e Nuvole, per avermi offerto la possibilità di partecipare a questa splendida intervista e avermi ritagliato spazio sul vostro blog.
E grazie a te, lettore, che sei arrivato sino alla fine.

I profili Facebook e Instagram di Tatiana Sabina Meloni

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